Interventi

Ci educano, sin da piccoli, alla prospettiva che, alla fine, il “bene” vinca sempre sul “male”. Ma chi è che sta dalla parte del bene e, di conseguenza, è destinato a prevalere per ordine naturale delle cose?

Bene e male, in diritto, potrebbero essere tradotti grossolanamente con lecito e illecito; a stabilire in quale delle due categorie sussumere una condotta, sono le norme. La legge però, è una convenzione, cioè una scelta concordata per attendere a uno scopo: dare un ordine, una struttura alla società… un ordinamento. La domanda è: questa convenzione si scrive su un foglio bianco? Ci sono delle regole per poter dettare nuove regole? Hans Kelsen direbbe che la legge dev’essere conforme alla Grundnorm, la norma fondamentale.

Probabilmente è un vezzo dei giuristi quello di trovare il cavillo in ogni fatto umano per poterlo ricondurre a una base legale, quindi a una giustificazione, ma a un certo punto c’è un limite: “Il momento di transizione da un ordinamento a un altro è il vero scoglio per i filosofi del diritto poiché avviene uno spiazzante sovvertimento del rapporto tra fatti e norme” scrive Clelia Bartoli.

Bartoli, filosofa del diritto presso l’Università di Palermo, nel suo saggio “Aquì se funda un paìs. Viaggio nella rivolta del Cile” racconta e allo stesso tempo analizza il periodo rivoluzionario che ha animato il Cile da ottobre del 2019. L’aumento del biglietto della metro, tutt’altro che un fatto isolato, ha attivato un percorso culminato con la rimessione al popolo cileno della scelta cruciale: si cambia la Costituzione? Esattamente a un anno dall’inizio della mobilitazione (il voto è stato posticipato a causa della pandemia), lo scorso ottobre 2020, l’esito del referendum ha visto la vittoria del sì e l’opzione per una Convenzione Costituzionale, cioè eletta ex novo. Così si è aperta ufficialmente la fase costituente, potenzialmente liberatoria dei retaggi del regime di Pinochet.

Dopo aver riportato in forma narrativa il vissuto della rivolta, l’autrice si è interrogata sul fondamento. È da considerarsi molto onesto aver riconosciuto che quei fatti capaci di dettar legge alla legge, possano essere sia una rivolta di stampo socialista che un golpe militare.

È un bene quindi che i fatti siano suscettibili di modificare le leggi? Più che giusto, forse sarebbe il caso di parlare di naturale. Le leggi cambiano perché il legislatore, essere umano, cambia nel tempo. Che poi questo avvenga con una cesura netta o meno è altro discorso. Ci sono delle situazioni, che probabilmente la richiederebbero. Si pensi al codice penale italiano, il Codice Rocco, mai abrogato e poi riscritto, ma costituzionalmente re-interpretato, integrato, modificato nel corso del tempo. In quel caso, perché non rompere del tutto i legami con l’approccio alla materia penale del legislatore fascista, com’è stato fatto nel 1988 con il codice di procedura penale?

Ci sono delle altre situazioni, invece, in cui il compromesso è la chiave di volta necessaria perché il sistema tenga. Il pensiero corre all’Italia e alla Costituzione del ’48: dietro ognuna di quelle 139 disposizioni, c’è il dialogo delle forze politiche, il compromesso voluto e raggiunto per superare una fase storica da scongiurare. Probabilmente in Cile il compromesso risiede in un atto addirittura precedente al momento costituente, l’Accordo per la pace sociale e la nuova Costituzione, approvato dallo stesso Parlamento cileno a novembre del 2019, poco dopo l’inizio della rivolta. Come fa notare l’autrice, il caso cileno è curioso perché sono stati i poteri costituiti a regolamentare la transizione, così che non si esca mai dall’area della legalità. Senza poter ignorare la criticità della maggioranza qualificata per ogni disposizione e il vuoto normativo circa l’ipotesi di non raggiungimento dei 2/3, rimane il fatto che verosimilmente questo passaggio “diplomatico” potrebbe garantire la tenuta politica del sistema.

C’è una frase del libro che colpisce: “Solo chi ha la libertà di essere libero può pensare di fare la rivoluzione”. La mente va alla cultura, che proietta verso mondi e prospettive diverse e ulteriori rispetto a quelle materialmente presenti, che prima apre scenari antitetici o anche solo diversi dallo status quo, per poi fornire gli strumenti per provare ad arrivarci.

È contagioso questo fermento trasversale nella popolazione, progressivo, radicato; quasi terapeutico, se si pensa alla stasi politico-sociale causata dal Covid-19. È un fermento che riporta (o dovrebbe riportare) in alto l’attenzione sul ruolo del cittadino nella vita dello Stato e spinge di conseguenza a chiedersi: quale peso ha il cittadino nella res publica? Le assemblee di vicinato, i comitati di quartiere, i laboratori di idee (per intenderci, ciò che in Italia viene tendenzialmente lasciato all’iniziativa dei cittadini più alternativi), nella rivolta cilena sono stati parte del movimento di meticolosa costruzione del cambiamento. Certo, dopo una grande emozione c’è sempre un grande vuoto; molto cinicamente, c’è da aspettarsi che succeda anche in Cile dopo la conclusione della transizione. È utopico pensare che il fermento perduri a tempo indeterminato.

L’Europa è costituita da sistemi democratici, attenti alla tutela dei diritti umani (fatte salve alcune eccezioni), ma è indiscutibilmente un sistema adagiato su uno status quo. Stato Sociale, Stato di diritto, democrazia, leale collaborazione tra Stati: abbiamo ancora piena coscienza di tutto questo? Pensare ai motivi della mobilitazione cilena, fa riflettere inevitabilmente anche sul nostro “io” europeo; fa pensare che anche la democrazia vada alimentata, mai data per scontata.

“L’apatia politica è diretta conseguenza della sensazione dell’irrilevanza del proprio agire per il bene collettivo”. In questo periodo storico, ci sarebbero tutti i presupposti per deporre le armi davanti alla prospettiva di un agire pubblico. Come emerge dal bellissimo passaggio “Intimità di una rivolta”, elemento imprescindibile, però, è la volontà profonda del cambiamento. Come si può pensare di cambiare il mondo senza partire da noi stessi e di non cambiare noi stessi quanto attorno a noi tutto cambia?

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