Nell’ambito del progetto del Centro per la Riforma dello Stato

Cerchiamo ancora 2020 / Società e scienza al tempo della crisi ecologica”

Giovedì 28 maggio dalle ore 17:00 alle 19:00 si svolgerà un incontro sul tema.

L’impronta ambientale delle tecnologie digitali

 
Siamo sicuri che gli strumenti digitali e il modo in cui sono utilizzati migliorino la nostra relazione con l’ambiente? Dai rifiuti elettronici ai consumi energetici, dall’intelligenza artificiale allo streaming, quanto impatta sull’ambiente l’essere digitali?
con Giovanna Sissa
La pandemia ha generato come effetto collaterale uno straordinario e irreversibile balzo in avanti nell’utilizzo delle tecnologie digitali. Molti pensano che questo genererà effetti positivi sulla crisi ecologica. È il momento giusto per interrogarsi sull’impronta ambientale degli strumenti digitali e delle loro modalità di utilizzo.
I dispositivi ICT che circondano la nostra vita, in modo visibile o invisibile, ad uno sguardo superficiale possono apparire come privi di effetti sull’ambiente. Quando si accende un computer o uno smartphone non si vede fumo, né polvere, non c’è cattivo odore. Non si osserva, si annusa, si tocca o si percepiscono inquinamento o calore. Nessuna sensazione soggettiva è però più sbagliata.
I computer, siano desktop, laptop o server, gli smartphone e i tablet come i router o tutti i dispositivi del settore telecomunicazioni, i sensori e attuatori connessi ad Internet dell’universo IoT, come tutti i dispositivi ICT, grandi o piccoli, individuali o collettivi, usati in cloud o in locale, hanno effetti sull’ambiente. Contribuiscono infatti all’inquinamento e al depauperamento delle risorse limitate (quali ad esempio alcuni minerali).
Ma computer e smartphone, e soprattutto i data center e tutti gli apparati relativi al funzionamento di Internet contribuiscono anche alle emissioni di gas serra. Se le infrastrutture digitali fossero uno Stato, sarebbero uno fra i più grandi consumatori di energia al mondo.
Lo studio “Valutazione dell’impronta globale delle emissioni ICT: tendenze verso il 2040 e raccomandazioni”, pubblicato sulla rivista Journal of Cleaner Production, ha analizzato l’impatto dell’intero settore delle ICT sulle emissioni globali di gas serra. Se nel 2007, le ICT contavano per l’1% delle emissioni inquinanti, dopo dieci anni il dato è triplicato e le proiezioni indicano che entro il 2040 arriveranno a pesare per il 14%.
A queste emissioni, solo per fare alcuni esempi, contribuiscono in misura particolarmente consistente streaming, criptovalute o deep learning.
In assenza di una significativa innovazione nei materiali, nella produzione e nella progettazione di chip, i carichi di lavoro di intelligenza artificiale dei data center potrebbero rappresentare un decimo dell’utilizzo mondiale di elettricità entro il 2025.
 
Giovanna Sissa.
Fisica e informatica, fa ricerca da quaranta anni. Partendo da queste due discipline nel tempo ha sviluppato una visione consapevole e disincantata dell’innovazione digitale, attenta alle ricadute ambientali, sociali e politiche.
Nel corso della sua vita scientifica le discipline da tenere insieme sono diventate molte di più e dunque l’approccio sempre più interdisciplinare. Ha pubblicato libri, articoli scientifici e divulgativi sulle potenzialità di Internet, le sue ricadute sulla società e l’impatto crescente che la digitalizzazione ha sull’ambiente.
Presso l’Università di Genova attualmente il tema della sua attività di ricerca sono i sistemi complessi ed in particolare i modelli socio-tecnici, basati su agenti, di diffusione della consapevolezza ambientale nei consumi energetici domestici.
 
L’incontro sarà svolto tramite piattaforma Zoom.
Chi è interessato a partecipare può segnalarlo in tempo utile all’indirizzo
scuolacriticadigitale@gmail.com
 
Qui il PDF della locandina

2 commenti a “L’impronta ambientale delle tecnologie digitali”

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